Solo in quei rari momenti in cui mi stringe al petto e fa promesse che non sembra mai in grado di mantenere, il dolore sparisce.
Buongiorno, meraviglie!
Oggi un post un po' diverso dal solito, parliamo di film, e più nello specifico di After 3, adattamento cinematografico del romanzo After 3 - Come mondi lontani, terzo volume della serie After di Anna Todd.
Prima di entrare nel vivo, però, ci tengo a fare due premesse. La prima è che non ho ancora letto il libro, mi sono fermata intenzionalmente al secondo volume. I primi due mi sono piaciuti tantissimo, hanno saputo trasformarmi in una perfetta fan girl di quelle urlanti, pazze di gioia, capaci di fare follie. Sì, mi sono innamorata di Tessa e Hardin e della loro pazza unione. Mi sono divertita, arrabbiata, emozionata. Ho fatto un lungo ed entusiasmante giro sulle montagne russe che speravo non finisse mai. Ecco spiegato il motivo per cui non sono andata avanti nella lettura. Mi sono piaciuti così tanto i primi due volumi, al tempo, da fermarmi. Volevo "conservare" gli altri, tenerli per il futuro, nei momenti di magra, di letture deludenti. A chi non è capitato di tenere un libro da parte in attesa del momento propizio? Siamo lettrici sfegatate, sono certa sia capitato anche a voi e che possiate capirmi. Nel frattempo, poi, ne sono successe delle belle, sia nella mia vita privata che nel mondo romance. La mia lista di libri da leggere e recensire si è allungata sempre più, lo spazio da dedicare alla lettura si è notevolmente ridotto e i volumi della serie sono rimasti in libreria, in bella vista, a fare arredo nella mia cameretta da ragazza. Un bel vedere, perché sì, sono davvero belli, così colorati, così coordinati insieme! Confesso che li guardo e sento un po' di amaro in bocca perché il desiderio di tuffarmi a capofitto c'è.
La seconda premessa doverosa è che non avevo nessuna aspettativa. Dopo aver visto i primi due film non potevo averne. Li ho trovati perfetti per la fascia d'età 14-16, ridicoli per chi i 16 li ha superati da un pezzo. Quindi ero quasi certa che anche stavolta sarebbe andata più o meno nello stesso modo. La delusione a fine visione non è stata a causa di aspettative troppo alte.
Guardare il film, in un noioso pomeriggio d'autunno, era la cosa più veloce e allettante da fare. Senza pensarci troppo ho fatto play e sono andata. Sono entrata di nuovo nel mondo di Tessa e Hardin. Il terzo volume si apre con Richard, il papà di Tessa, che fa irruzione nelle loro vite sconvolgendole. La sua dipendenza da alcol è ancora bella viva, motivo in più che spingerà Hardin a tenere l'uomo sempre sott'occhio. La diffidenza nei suoi confronti è evidente: non vuole che stia troppo intorno a Tessa né che lei si affezioni a lui. Nessuno più di Hardin sa quanto sia instabile e pericoloso un uomo che soffre di dipendenze.
Tessa riceve una proposta di lavoro troppo allettante per essere rifiutata. La casa editrice Vance, a Seattle, l'accoglierà come editor. La ragazza è eccitata, non vede l'ora di mettersi la borsa in spalla e partire: lasciare Hardin non sarà un pensiero, perché le cose tra loro sembrano già non andare. Così Tessa parte per inseguire il suo sogno e Hardin ricade nella spirale di depressione-sbagli-dipendenze che ben conosciamo.
La lontananza inizia presto a pesare a entrambi: nonostante la sua nuova vita brillante, Tessa non smette di pensare a lui. Il suo cuore è rimasto lì, tra le sue braccia, nei suoi occhi. E poco importa che quella sia potenzialmente la sua occasione di lavoro migliore, Hardin le manca da impazzire. Un messaggio, una videochiamata, una telefonata non riescono minimamente a colmare la mancanza.
Inizia così un momento delicato, l'ennesimo, della loro travagliata storia d'amore.
Inizia il lavoro dell'autrice, reso su pellicola, di regalare ai lettori e agli spettatori un protagonista maschile complesso, spesso e volentieri fuori di senno, che prende decisioni affrettate, dettate dall'irragionevolezza. Comportamenti sopra le righe, che mi hanno lasciata basita. Perché se nei libri questo suo modo d'essere mi ha fatto perdere la testa - in positivo come in negativo! -, nel film l'ho trovato decisamente "too much". Anche meno, caro Hardin, anche meno. Un pazzo, un folle, uno psicopatico senza freni e senza limiti. Gli parte l'embolo senza motivo, ce l'ha con il mondo intero d'improvviso, senza che il mondo abbia avuto modo e tempo di fargli nulla. Insomma, una caricatura. La domanda sorge spontanea: "perché?". Boh, io davvero non lo so, ragazze. Fatto sta che questo Hardin proprio non mi è piaciuto. Sicuramente era il personaggio più difficile da portare su pellicola, sicuramente far comprendere la complessità del suo passato e della sua psiche non era lavoro semplice, però... si poteva fare meglio! Di sicuro! Anzi, si doveva fare meglio, perché così facendo si è ridicolizzato un personaggio potenzialmente adorabile (con tutti i difetti e le pecche che innegabilmente lo caratterizzano). E la sua proverbiale gelosia: anche questa ridicolizzata. No sense, ragazze mie! Scatta per nulla, si ossessiona da solo con incubi a cui pensa e ripensa manco Tessa gli avesse inflitto il peggiore dei tradimenti. Un'ossessione continua, che gli toglie il sonno e lo allontana ancora di più dalla sua amata. L'Hardin su carta era adorabilmente geloso, sclerava per niente ma lo si amava proprio per questo: sulla pellicola non emerge nulla di tutto ciò. Ho fatto fatica a capire la sua immaturità e a star dietro ai suoi scatti di pazzia. Sfido chiunque.
Un grande bah. Una delusione.
Il personaggio di Tessa è quello meglio riuscito. Un lavoro più semplice, anche se a volte anche lei mi ha lasciata un po' perplessa. Poco decisa, perennemente in dubbio sulle sue scelte, un passo avanti e dieci indietro, un percorso che non porta da nessuna parte. Quanto meno non è pazza, non prende iniziative ingiustificate, non si arrabbia da sola, non guarda male la gente e non ce l'ha con loro senza motivo. Il che, a guardare Hardin, è già tanto, credetemi.
Le scene erotiche sono la ciliegina su una torta che è solo la brutta copia di ciò che doveva essere. Piazzate un po' a caso, senza coerenza e senza logica. Come Hardin. Come se chi c'era dietro le quinte volesse a tutti i costi inserirle e l'ha fatto, senza stare troppo a pensare al come e al dove. Capaci di mandare in visibilio le teenager e di far ridere un adulto in possesso di neuroni funzionanti. Imbarazzanti, ecco il termine che mi viene in mente.
Tutto sopra le righe, tutto forzato, tutto spinto fin troppo al limite per piacermi. Una caricatura dei libri, una delusione immensa per chi li ha amati insieme ai suoi protagonisti.
Anche stavolta, dunque, libri battono film dieci a zero. Dovrei smetterla di guardare i film dei libri che mi sono piaciuti perché ogni volta è un dolore atroce vedere quanto vengano banalizzati i personaggi, il loro trascorso, le loro complessità e l'intera storia d'amore (vedi Cinquanta sfumature, tanto per citarne uno). E va bene il desiderio di "accontentare" il pubblico più giovane, va bene davvero, lo capisco, ma non può andare così. Non si può prendere una serie di libri e usarla come carta straccia, perché è questo che fanno dando il via a film del genere.
Dal no sense di quelli positivi che fanno perdere la testa al lettore e favola d'amore travagliata dei libri al no sense negativo del film. Peccato!

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