Editore: Hope Edizioni
Pubblicazione: 30 settembre 2021
Genere: Contemporary romance
Prezzo: € 4,99 ebook
“Per molti anni dopo quella notte, i miei ricordi di ciò che accadde dopo che lui mi aveva puntato la lama alla gola e aveva minacciato la mia vita furono frammentati... difficili da mettere insieme. Quello che era successo era troppo estremo, troppo violento perché lo potessi capire.”
Madeleine ha vissuto traumatizzata e disgustata da se stessa a lungo. Le ci sono voluti anni di lotta per affrontare i ricordi sepolti di quella prima aggressione e iniziare a risolversi, mentre gli uomini continuano ad approfittare della sua fragilità nel peggior modo possibile. Eppure, dopo essere cresciuto con un fardello che adolescente dovrebbe mai sopportare, ha trovato il coraggio necessario per realizzare la più sublime delle vendette: condurre una vita appagante e felice.
Ero molto curiosa di leggere questo romanzo, avevo tante aspettative, soprattutto perché si tratta di una storia non solo vera, ma autobiografica. Ahimè, qualcosa non è arrivato come speravo.
Questa autrice, con il suo romanzo, ha voluto denunciare le violenze e i soprusi che ha subito nella sua adolescenza e che hanno segnato la sua crescita come donna e la sua vita futura. Ha scritto e raccontato i fatti così accaduti, tralasciando però lo stile romanzesco e, di conseguenza, l’effetto sperato di questa lettura, non ha avuto, per me, esito positivo.
L’autrice racconta in prima persona le vicende che l’hanno vista coinvolta in uno stupro, una violenza che le ha lasciato dei seri danni a livello morale e mentale. A livello fisico sembra quasi superarlo fin troppo presto, tanto che la famiglia non si accorge di nulla nonostante i lividi e le botte. Quello che Madeleine riesce a camuffare bene è il suo pensiero. Si chiude in se stessa, si allontana da quell’amica che era presente ma che non si dimostrerà mai dalla sua parte. Purtroppo a scuola le voci girano, e anche in fretta, così Madeleine di ritrova a essere la ragazza facile che si concede a chiunque. Quel suo modo di reagire la fa apparire come quella che non è ma che vuole essere vista agli occhi della gente per giustificare il dolore che sta provando dentro la sua anima.
Mi ritrassi in me stessa e divenni più taciturna, più introversa, più distante. I momenti di spensieratezza e risate scomparvero, soppiantati da ossessioni e fobie sempre più pervasive, quasi tutte inerenti all’igiene personale e alla sicurezza. Ero convinta che fosse stata colpa mia. io non mi sentivo mai pulita. Continuai a farlo per anni. Mi facevo talmente schifo e mi sentivo così inutile che ero convinta di essere un assurdo spreco di spazio. Qual era il mio scopo?
Il percorso che Madeleine dovrà affrontare non sarà semplice perché nel suo cammino avrà modo di toccare il fondo grazie a delle “scusanti” che invece di risollevarla la piegheranno ancora di più. Sembra quasi che non riesca mai a risalire da quelle acque torbide che l’hanno trascinata a fondo. Non riesce o non vuole?
Avevo imparato a disconnettermi dal mio corpo, più o meno come avevo fatto la notte dell’aggressione. La differenza? Adesso ero consenziente. Alla fine, però, il desiderio e la capacità di staccarmi dal mio corpo rimanevano uguali.
È una domanda che mi sono posta più volte durante questa lettura, non per negare o non accettare quello che è successo a questa donna ma perché la storia non mi ha trasmesso emozioni, sensazioni, stravolgimenti emotivi. È stato come leggere un diario di confessioni: dettate, scritte, riportate, ma non vissute dalla parte del lettore.
Ho provato una distanza emotiva nei confronti dei personaggi: verso la protagonista che a volte dava l’idea di essere confusa non per quello che stava descrivendo ma per come lo stava descrivendo e verso i personaggi secondari che non mi sono arrivati come aiuto verso il superamento dei danni provocati dalla violenza.
Si parla di rinascita ma il modo in cui la vive Madeleine sembra non arrivare mai ad un dunque o comunque è sempre un pensare una cosa e metterne in pratica un’altra.
C’è da sottolineare il fatto che la storia è ambientata nel 1979 e quindi più di 40 anni fa quando, ancora, non era facile denunciare le violenze. La nota stonata, a mio parere, è nel modo in cui l’autrice ha scelto di mostrarlo al lettore: i fatti accadono quando ha 13 anni e ovviamente risulta essere un monologo interiore, quello di una ragazzina, così si giustificherebbe lo stile molto narrato simile a un diario. Ma poi la ragazzina cresce e da donna deve affrontare questi ricordi nel corso della sua vita. È qui che lo stile non cambia, non sembra appartenere ad una figura matura che si porta un bagaglio pesante e indimenticabile.
Alla fine di ogni capitolo il racconto si interrompe con una previsione futura degli accadimenti che sono stati raccontati nelle righe precedenti. Quasi a dire al lettore che succederanno ancora, perché lo sa già, li ha già vissuti, e quindi toglie quel senso di suspense che di solito lascia al lettore la voglia di continuare a scoprire fin dove può spingersi una donna che ha provato tanto dolore.
Come potevo sapere che ci sarebbero stati molti altri episodi di violenza e che mi sarebbero occorsi tantissimi anni prima di trovare la forza di esaminare ciò che era successo quella notte nel dettaglio? Come potevo sapere che solo dopo diversi anni, mentre cercavo di aiutare altre donne vittime di violenza, avrei intrapreso il viaggio della scoperta, della comprensione non solo di ciò che avevo vissuto io, ma anche di ciò che vivono ogni giorno migliaia di donne in tutto il mondo? Come potevo sapere che un giorno mi sarei ripresa, e che sarei stata anche incredibilmente felice? Non potevo saperlo.
Detto ciò, non mi permetto di criticare la storia nei suoi contenuti ma, una volta analizzato lo stile, il linguaggio, la prosa e la traduzione, il mio giudizio resta molto superficiale verso una storia che avrebbe sicuramente potuto pungere gli occhi per le emozioni che aveva il diritto e il dovere di trasmettere al lettore.
Anche le biografie possono essere romanzate, sta a chi vuole comunicare il messaggio cercare il modo migliore per farlo.
Buona lettura,
Eleonora




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