Due autrici italiane, con il loro ultimo
romanzo scritto a quattro mani, Teresa DG e Lorena Nigro, sono entrate nella
mia libreria, hanno conquistato piccoli pezzi del mio cuore, l’hanno fatto
battere all’impazzata mentre i miei occhi prosciugavano le lacrime. E, non
ancora contente, si sono insinuate sotto pelle, hanno tatuato un numero, 4587, che difficilmente dimenticherò. Questo romanzo porta con sé un bagaglio
inestimabile di emozioni che non sarà facile capire e accettare ma Colin e Tate
hanno bisogno della vostra fiducia per entrare anche nei vostri cuori.
“Non ho voglia di perdere tempo con queste puttanate. A che scopo poi?» Una cosa però concedimela: quell’azzurro non passa certo inosservato. Mi domando cosa spinga una persona a relazionarsi con un detenuto. Chi è questa Tate Hill? Mi sento soffocare in queste quattro mura. Se penso che dovrò rimanerci per parecchi anni ancora, mi sale un’angoscia tale da considerare altre vie d’uscita, tra cui una fra le più drastiche. Fanculo a Tate e a Jonas!
P.S.: Sappi che tutto questo non è facile neanche per me. Se ho deciso di buttarmi in una cosa del genere, oltre che per far sentire meno solo uno come te, è perché ne ho bisogno per me stessa. Non farti troppe domande, forse nemmeno tu riuscirai ad aiutarmi (sempre che tu possa fare qualcosa), ma sono pronta a scoprirlo. Rispondi, in questo modo avrai già contraccambiato. Un uomo non si identifica con gli errori che compie perché è molto di più. In vita mia, non ho mai giudicato una persona e mi sono sempre avvalsa del beneficio del dubbio, quindi, anche questa volta farò lo stesso, sperando solo che Colin collabori.
Complice un servizio di corrispondenza tra
carcerati e residenti della comunità, Tate decide di scrivere a quell’uomo che,
con il suo sguardo, ha mostrato tanta sofferenza e tristezza. Quegli occhi color
azzurro cristallino nascondono qualcosa, Tate sente che può davvero aiutarlo. E, si sa, da una parola nasce una lettera, da una lettera nasce una confessione,
da una confessione nasce un sentimento.
Ho sbagliato, ma non nel modo in cui tutti credono. E tu, Tate, cosa pensi? Avresti paura a incontrarmi dopo quello che ho fatto? Ti fideresti di me? Avresti lo stesso coraggio a chiedermi certe cose guardandomi negli occhi? Probabilmente, un tuo tentennamento mi ferirebbe, ma capirei. Siamo pur sempre un angelo e un detenuto a confronto, no?
Se un Dio esiste, quello non si trova sicuramente dietro le sbarre, ma nell’anima di chi, ricomincia a credere che una speranza possa esserci anche per lui.
La speranza è sempre l’ultima a morire ma la voglia di giustizia non potrà mai sedare la verità.
«Sarò la cura a ogni tuo male» «E l’amore? L’hai mai provato? E’ a quello che mi aggrappo con tutte le mie forze» «No, ma potremmo scoprirlo insieme.»
E se qualcosa di più potente e forte del
sentimento che accomuna Colin e Tate si stesse per abbattere sulle loro vite?
Se qualcuno si fosse sempre preso gioco di loro? Se il destino beffardo ha
ancora in serbo la verità?
Mi sento inadeguato… Pensavo che le sbarre fossero il solo impedimento tra me e la libertà, invece, l’unica gabbia con cui dovrò fare i conti è quella che mi ritrovo nella testa.
Non si può svelare oltre di questa storia perché ogni capitolo racchiude uno scorcio di vita vera, quella vita che scorre troppo velocemente fuori e troppo lentamente dentro. Una prigione che è anche il simbolo di quello che il destino riserva a chi la vita vorrebbe viverla. Essere considerati solo un numero sbagliato in un infinito di probabilità matematiche, può dilaniare anche il più esperto calcolatore. Credere di avere messo fine alla propria libertà e sognare di tornare a esserlo, provocheranno un moto impetuoso in Colin, dovrà gestire non solo la sua irrequietezza ma anche la sua voglia di tornare a respirare. Forse quello spiraglio, quell’angelo biondo, porta proprio il nome di Tate. Si sono affidati al loro istinto, hanno aperto le loro anime e hanno fatto parlare i loro cuori. Due corpi che hanno saputo sopportare, scoprire e amare quelle cicatrici che si portavano nel profondo. Hanno curato le loro ferite, hanno versato lacrime amare per chi non se le meritava, hanno abbandonato ogni pregiudizio per viversi pienamente.
Se consideriamo che l’amore è composto da affettività e sessualità, in carcere ciò che è possibile è recuperare o sostituire lo spazio dell’affettività con lo spazio dell’immaginazione e queste due autrici hanno saputo dettare tempi e modi per rendere questa storia davvero accattivante. Tanti avvenimenti sono stati introdotti e altrettanti ne sono stati portati a termine senza tralasciare il benché minimo dubbio. Un unico filo conduttore ha gestito le fila di questo intreccio fatto di rabbia, dubbi e riscatti che hanno portato i due protagonisti a mettere a nudo le proprie anime davanti a ogni ostacolo.
Hanno saputo dosare e
descrivere lo spazio della sessualità piano piano, senza cadere mai nel volgare
o nello scontato. Un rapporto pulito, profumato, rispettoso. Un bel tocco di
eros ha saputo colorare di tinte forti la voglia di assaporare la passione
perduta o mai conosciuta. Colin e Tate sono un fuoco vivo che aveva bisogno di
essere acceso e loro hanno poi pensato a come alimentarlo attraverso
l’attrazione e il desiderio reciproco. Originalità e audacia hanno
caratterizzato le scelte di Lorena e Teresa per la costruzione di questa
storia. Mi è piaciuta molto l’impostazione iniziale della conoscenza attraverso
le lettere, parole e gesti che resteranno per sempre un ricordo indelebile in
una storia d’amore.
Personaggi secondari hanno preso il giusto ruolo sapendo dirigere e orchestrare un viaggio che non aveva una meta precisa. I viaggiatori volevano solo arrivare a una destinazione, destinazione paradiso. Sì. esiste il paradiso, esiste negli occhi di Colin e Tate.
Questa lettura è una coperta calda che sentirete il bisogno di tirarvi addosso, vorrete assaporare quel profumo di libertà mischiato al sapore della speranza, desidererete una seconda possibilità da regalare a chi se l’è sempre meritata e ha saputo credere in quel sentimento che è amore, incondizionato, puro, vero. Quindi, sì, Vostro Onore, sono colpevole di essermi innamorata della storia del detenuto 4587.
E’ un romanzo che regalerei
a occhi chiusi, una storia profonda che tratta un tema che vivo ogni giorno
per lavoro e ancora oggi, nonostante la giustizia non sia uguale per tutti,
una nota dolorosa resta sempre nel cuore di chi la speranza non la lascia mai.
Preparate i fazzoletti, io
ne ho usati a iosa.
Buona lettura,
Eleonora




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