Titolo: Fabbricante di lacrime
Autore: Erin Doom
Editore: Self publishing
Pubblicazione: 20 dicembre 2020
Genere: Young adult
Prezzo: € 2,99 ebook; € 18,50 cartaceo
Fin da bambina Nica ha sempre desiderato soltanto una cosa: avere una famiglia.
Quando a diciassette anni qualcuno decide di adottarla, quel desiderio diventa realtà e il suo sogno sembra finalmente realizzarsi.
Nica è docile, buona e colma di una speranza che la porta a vedere il meglio nel mondo, ma il destino vuole che insieme a lei venga portato via anche un altro orfano, Rigel, l'ultima persona che Nica vorrebbe come fratello adottivo.
Rigel è intelligente, scaltro, suona il pianoforte come un demone incantatore ed è dotato di una bellezza in grado di ammaliare chiunque, ma il suo aspetto angelico cela un'indole spietata, oscura e a tratti folle da cui Nica si è sempre tenuta alla larga. In lui c'è qualcosa di incomprensibile che ha sempre reso il loro rapporto difficile e inconciliabile, e anche se le loro anime sono legate da un passato comune di dolore e mancanze, la convivenza tra loro sembra impossibile.
Eppure, nonostante Rigel rappresenti in tutto e per tutto il lupo della favola, Nica è determinata a non arrendersi e a proteggere il suo sogno da qualsiasi ostacolo.
Persino quando quell'ostacolo ha due occhi neri e uno sguardo bruciante.
Persino quando la guarda in quel modo... come se desiderasse divorarla.
"Non tutti i veleni hanno un antidoto. Alcuni si infilano nella tua anima, ti stordiscono con il loro odore e hanno gli occhi più belli che tu abbia mai visto.
E a loro non esiste cura.
Nessuna."
Le favole, in fondo, finiscono con "per sempre". Ci sarebbe mai stata un'eccezione per noi?
Nica e Rigel sono cresciuti in un orfanotrofio. Come se non bastasse l'abbandono a cui sono stati già sottoposti, la loro nuova casa è in tutto e per tutto quella degli orrori.
I due sanno, fin da bambini, cosa significhino la solitudine, la paura, la remissione. Hanno imparato a tacere, a subire senza replicare né urlare, a farsi infliggere segni che resteranno per sempre sulla loro pelle e nella loro anima.
Un giorno, finalmente, il sogno di Nica di essere adottata da una famiglia "normale" si realizza. Rigel fa di tutto per andare insieme a lei. Decide, in quell'occasione, di sfoggiare tutte le sue abilità. Incanta i due genitori adottivi suonando il piano, come solo lui sa fare. Così vanno via insieme, chiudendo per sempre la porta dell'orrore.
La loro nuova vita sarà difficile ma serena. Hanno tutto ciò che desiderano, Anna e Norman tengano a loro proprio come se fossero i loro ragazzi. Si assicurano che abbiano tutto ciò di cui necessitano, dalle cose più banali a quelle più importanti. Il rapporto tra i due ragazzi, però, è così particolare che dividere un ambiente così piccolo come quello di una casa li porterà ad avvicinarsi e allontanarsi alla velocità della luce, senza che chi gli sta intorno riesca a capire le dinamiche di un legame così staordinario e anomalo.
Per Nica Rigel è il fabbricante di lacrime. Un'anima oscura, tetra, misteriosa. Un'anima inaccessibile, un cuore chiuso a doppia mandata, a cui nessuno può accedere. È tante cose il suo Rigel. Il lupo cattivo delle favole, crudelmente bello, insidioso e maliardo. Un pensiero costante, un incubo di cui Nica non vuole e non può liberarsi. Ma è anche il sogno di ogni ragazza della sua età. Perché la sua bellezza ha qualcosa di attraente, qualcosa che catalizza l'attenzione e non consente di rivolgere lo sguardo altrove. Non si può fare a meno di lui. Non si può fare a meno di amarlo.
Per Rigel Nica è la bambina che ha sempre voluto. L'ha desiderata in silenzio, senza che nessuno se ne accorgesse mai. Dal primo momento, dai primi giorni nell'istituto di cui ha memoria. Nica è sempre stata la sua falena, la sua favola irrealizzabile, il suo lieto fine non raggiungibile. Nica è sempre stata l'inizio e la fine di tutto, il centro del suo mondo e delle sue attenzioni. Ma questo Nica non lo sa e non lo saprà mai, perché quello che lui dimostra è l'esatto opposto: odio, ribrezzo, ripugnanza.
Possono due anime rotte e spezzate per sempre trovare il modo di guarirsi vicendevolmente? Possono cucire ogni ferita e imparare a credere nell'esistenza del lieto fine? Possono arrivare a capire che anche per chi è dannato arriva l'assoluzione, prima o poi?
Eccoci di nuovo lì, separati da quel confine dove io ero la ragazza del Grave e lui il fabbricante di lacrime. Allo stesso punto di partenza di quando eravamo bambini. La storia era destinata a ripetersi. La regola era sempre la stessa: bisogna smarrirsi nel bosco e sconfiggere il lupo. Solo così si raggiunge il lieto fine.
Fabbricante di lacrime è un romanzo la cui fama lo precede. Ne ho sentito parlare così bene sui social che non ho potuto acquistarlo e iniziarlo a leggere dopo pochi secondi. Mi sono sentita anch'io, come tante di voi, ammaliata dalla trama stuzzicante e dai primi capitoli. I protagonisti, Nica e Rigel, sono due personaggi interessanti, dalla psiche contorta e complessa. Due personaggi che conoscere è un piacere. Vi porteranno a fare un viaggio nella psicologia, distoglieranno la vostra attenzione da ogni altro pensiero e finiranno per essere il vostro pensiero fisso per giorni. Un romanzo prolisso, lungo, tortuoso. Vi sembrerà di conoscerli sin da subito, ma più leggerete e più capirete che c'è ancora tanto altro da scoprire. Quando crederete di aver già tratto le somme, ecco che dovrete rimettere tutto in gioco e ricominciare da capo.
Avevo sempre creduto nelle favole. Avevo sempre sperato di viverne una. E ora... c'ero dentro. Camminavo tra le pagine, percorrevo sentieri di carta. Ma l'inchiostro grondava. Ero finita nella favola sbagliata.
Sembrano complessi, Nica e Rigel. E lo sono, ma molto di più. Gli anni in istituto hanno segnato le loro anime, portato i loro caratteri e le loro inclinazioni a essere molto diversi da quello che sarebbero stati in un altro contesto. Non ne sono ancora usciti del tutto, forse non ne usciranno mai. E ogni giorno devono fare i conti con quelle ferite che sanguinano copiosamente.
Nica è, almeno in apparenza, il personaggio più leggibile. Con lei sarà più semplice instaurare un legame. Diretta, chiara, fragile. Riuscirete a inquadrarla, il suo pov è un diario ricco di dettagli, stati d'animo, paure. Imparerete a leggerla, a comprenderla, ad anticipare le sue mosse. Dietro il dolore c'è una ragazza pura, che ha tanti sogni da realizzare e in cui non ha voluto smettere di credere. Sono il suo appiglio, la sua boccata d'aria quando tutto diventa troppo pesante.
Con Rigel, invece, è tutto più difficile. Non è quello che pensate, non è quello che appare. O forse è tutte e due le cose. Difficile dirlo anche a fine lettura perché un grosso punto interrogativo lo seguirà dall'inizio delle pagine sino alla fine.
Mi ha fatto paura in certi punti. In altri ho provato tristezza e pena. La sua storia, più di quella di Nica, è triste. La sua armatura da ragazzo forte e impenetrabile, la solitudine a cui si costringe, nascondono tanto, tanto altro. Un bisogno di essere amato e accettato, cose che non ha cuore di concedersi. È convinto di non meritarle, è convinto di essere un abominio e non sa permettersi la felicità.
Come coppia sono male assortiti, ma questo lo avrete capito da soli, arrivati qui. Sono entrambi troppo spezzati per poter aprirsi a un'altra persona e all'amore. Il lavoro da fare sarà lungo e arduo. Rinunceranno più volte. Ripartiranno spinti da una forza più grande.
Ci ancorammo uno all'altro, tenendoci e incatenandoci, consapevoli che saremmo affondati. Che ci saremmo perduti per sempre, perché in quell'oceano che era la realtà non c'era posto per due come noi. Eravamo spezzati, rotti, rovinati. Ma una luce brillava in noi con la potenza di centinaia di stelle. Aveva la forza di un lupo. E la delicatezza di una farfalla. E io non potevo credere che qualcosa di tanto bello e sincero potesse essere anche sbagliato.
Erin Doom ha fatto un lavoro magistrale con i suoi due diamanti. Ha sviscerato le loro anime, la loro psiche, le loro personalità. È arrivata a fondo, togliendo strato dopo strato e mostrandoli al lettore allo stato più brado e selvaggio. Li ha spogliati di ogni sovrastruttura e ogni preconcetto. È andata oltre lo stereotipo. Il problema, però, almeno per me, è stato il numero di pagine. Lo stile usato è ridondante, pieno di ripetizioni di concetti, idee e dialoghi. Ogni tre per due sembra di tornare indietro di almeno cinquanta pagine e rileggere cose già lette. Si va avanti con la lettura, si torna indietro con la storia. Un cane che si mangia la coda, che gira su se stesso senza muoversi di un passo. Un cane che si sforza, si affatica, ma senza risultati.
La lettura è risultata pesante. Infinita. Leggevo, leggevo, ma niente. Ero sempre lì, la fine non arrivava.
Se il lavoro fatto sui protagonisti e sulle loro storie personali che si intrecciano dando vita a qualcosa di unico è lodevole, quello sull'economia del romanzo è del tutto assente. Non credo di esagerare scrivendo che almeno duecento pagine potevano essere eliminate senza rischiare di cancellare i fondamenti di Fabbricante di lacrime.
La trama di base, così come la sua evoluzione e la costruzione dei personaggi, principali e secondari, meriterebbe un bel cinque pieno. Se non fosse che ho perso interesse e l'attenzione è andata sempre più calando a causa delle ripetizioni. Volevo a tutti i costi finirlo, a un certo punto. Perché, giuro, non ne potevo più di continuare così. Volevo una fine, volevo un punto. Era diventato tutto troppo. Ed ecco spiegato il voto non altissimo. Di più non sono riuscita a dare, e me ne rammarico.
Leggetelo se amate le storie complesse e che richiedono tempo. Se volete perdervi tra le pagine di una storia diversa dalle altre: più triste, impegnativa e cupa. Un romanzo di formazione, una crescita lenta, una rinascita finale. Una poesia che inevitabilmente segna l'animo del lettore.




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