NON CHIEDERMI MAI PERCHÈ, LUCREZIA SCALI. Recensione.


Titolo: Non chiedermi mai perché
Autore: Lucrezia Scali
Editore: Newton Compton Editori
Pubblicazione: 18 ottobre 2018
Genere: Narrativa
Prezzo: € 2,99 ebook; € 10,00 cartaceo

È la vigilia di Natale e Ottavia si gode uno dei periodi dell’anno che preferisce. Anche suo figlio è al settimo cielo: col nasino all’insù osserva i fiocchi di neve che imbiancano i tetti delle case. I biscotti allo zenzero sono ancora caldi, riempiono del loro profumo l’auto carica di regali, una musica allegra accompagna Ottavia, Mattia e Stefano mentre si mettono in viaggio verso la casa dei nonni. Quasi abbagliati dalla felicità, si accorgono troppo tardi della macchina davanti a loro… Ottavia si sveglia in un letto d’ospedale e capisce subito che qualcosa è cambiato: lo vede negli occhi e nella voce della madre, negli sguardi dei medici. Fuori continua a nevicare, come se la soffice coltre bianca volesse coprire ogni cosa, ma il ricordo di Mattia e Stefano è e sarà troppo vivo per potere essere dimenticato… È possibile trovare il modo per non annegare nel dolore? Si può trovare la forza, dopo aver toccato il fondo, per riscrivere il proprio destino?



Luce e buio. In fondo, è così che si viene al mondo ed è così che si muore. 
La vita Ottavia era bella, semplice, fatta di quotidianità e amore. Era la vita di tante altre donne come lei, una vita felice, alle prese con i piccoli problemi che una famiglia può avere. Litigi, discussioni, ma un sorriso, un bacio, un abbraccio e tutto passava. Perché l’amore per un marito e per un figlio vengono prima di ogni screzio. 
Ottavia ama suo marito Stefano, la sua metà. Ama ancora di più suo figlio Mattia. Nei loro occhi vede ciò che ha sempre sognato. È la vigilia di Natale quando i tre si mettono in viaggio per andare a cena dalla mamma di Stefano. Un incidente cambierà per sempre le loro vite e Ottavia si ritroverà più sola che mai in un letto d’ospedale. È tutto finito, Stefano e Mattia se ne sono andati per sempre e ora tocca a lei rialzarsi e ricominciare a vivere da sola. 
La negazione, la disperazione, le lacrime. Attraverserà ogni fase, sentendo il suo cuore spezzarsi ogni giorno di più. È tutto così difficile da affrontare, da credere. Come può Stefano averla abbandonata dopo averle promesso di passare tutta la vita al suo fianco? Come può la vita avergli portato via il suo bambino? Era così piccolo, aveva ancora bisogno della sua mamma, proprio come lei ha ancora bisogno di lui. Domande senza risposte, un vuoto che non si colmerà mai più e tanta, tanta disperazione…
Lucrezia Scali torna con una storia emozionante e toccante, di quelle che rapiscono il lettore e lo portano su un altro universo. Si affronta il tema della morte, della perdita delle persone care, del ricominciare a vivere dopo una tragedia così grande. Il tutto attraverso gli occhi e il dolore di Ottavia. 
Ci si può preparare a tante cose, ma per altre cose non si è mai pronti. Perdere tutto quello che di bello avevi, il figlio che hai portato in grembo, il compagno a cui hai giurato amore per sempre: a questo non si è mai pronti. 
Chi ha perso una persona cara sa cosa si prova e ha sicuramente sentito sulla pelle e nel cuore ogni stato d’animo di Ottavia. È per questo che Non chiedermi mai perché è un libro difficile, che non si può affrontare a cuor leggero. Perché riporta alla mente ricordi, perché fa versare lacrime, perché fa sottolineare frasi che sanno di noi e della nostra vita. Un romanzo intimo, profondo, sentito. Sentito da Lucrezia - e questo arriva al lettore - e sentito dai lettori. Un romanzo che lascia una traccia nitida, che un po’ cambia gli occhi di chi legge. Un romanzo che a fine lettura ci vede un po’ diversi da quelli che eravamo prima di leggerlo. 
L’autrice ci racconta già nei primi capitoli il fatto principale: l’incidente. Avviene tutto così in fretta che neanche ci accorgiamo della portata dell’evento. Solo dopo, quando Ottavia riapre gli occhi e le viene data la notizia, capiamo cosa effettivamente sia successo. Stefano e Mattia spariscono in un soffio, come se non fossero mai esistiti, prim’ancora che il lettore possa affezionarsi o creare un legame con loro. Attraverso la memoria e i ricordi della protagonista, poi, conosceremo piccoli stralci della loro vita familiare. Quando Ottavia e Stefano si sono incontrati su un autobus per caso, quando lui era l’autista e lei una donna spaesata; quando hanno scoperto di amarsi per davvero e di voler costruire una famiglia insieme; quando hanno scoperto dell’esistenza di Mattia e quando questo piccolo, dolcissimo batuffolo è venuto al mondo. Le loro piccole discussioni, quelle tipiche delle famiglie, che a volte scoppiano per motivi futili e stupidaggini di poco conto. Quelle che ci pentiamo di aver fatto quando ci accorgiamo che è troppo tardi, quando ci accorgiamo che indietro non si può tornare, nonostante faremmo di tutto per riavere quella persona e quel tempo. 
Solo il tempo potrà aiutarti. Leccherà le tue ferite e aiuterà ad annebbiare qualche ricordo per darti respiro. Lui non è tuo amico, il tempo non lo è mai, ma farà del suo meglio per rendere quel che resta del tuo viaggio meno doloroso. 
Al passato, fatto di ricordi, calore e amore, è affiancato il presente, quello duro, crudo e inaccettabile. Un presente fatto di Ottavia che deve ricostruire la sua vita, ritornare in quella casa ormai fredda, cominciare ad affrontare le persone che ha intorno e a guardarle negli occhi dopo la perdita importante che ha subito. 
L’incontro con Samuele sarà croce e delizia al tempo stesso: Ottavia non vuole andare in terapia, non vuole parlare e affrontare il suo dolore. Vuole solo chiudersi in se stessa e passare le giornate a piangere e a ricordare. Samuele le farà tirare fuori ogni cosa, rispettando i suoi tempi, facendole incontrare altre persone che come lei stanno metabolizzando un lutto. Inizierà così un percorso fatto di ripresa, una salita impervia e da affrontare con sudore e fatica. 
Da Lucrezia Scali non mi aspettavo nulla di meno. La conosco così bene, dopo aver letto tutti i suoi romanzi pubblicati, da poter dire che le emozioni provate durante la lettura erano esattamente ciò che mi aspettavo. 
Non chiedermi mai perché è fatto di pagine dure, intrise di tristezza e malinconia, sentimenti che l’autrice ha una chiave particolare per esprimere e far arrivare. Una scrittura matura, essenziale, che arriva dritta al punto. Un personaggio in cui ognuno di noi può rispecchiarsi e rivivere. Il suo dolore è un po’ anche il nostro, le sue lacrime sono le nostre. E tra queste pagine, un messaggio di speranza. Quello che probabilmente chi ancora soffre non riuscirà a cogliere o forse coglierà pensando a qualcosa che va raccontato perché è giusto così, perché è giusto far credere che un giorno farà meno male. Quello che chi, invece, ha metabolizzato la propria perdita saprà cogliere in maniera positiva. 
La cosa che fa più male è aver avuto tanto amore, perché ora conosco la differenza con chi non ne ha ricevuto abbastanza. 
È vero che chi ci lascia non lo fa mai per davvero. Che un dolore così grande non si accetta mai del tutto e in certi momenti provando a mettermi nei panni di Ottavia vi giuro che mi mancava il respiro. È vero che certi vuoti non si colmano mai più, restano vuoti per sempre e fanno male come il primo giorno. Ma è anche vero che chi abbiamo amato davvero e ci ha amato davvero c’è sempre. È con noi oltre il tempo e le distanze. È con noi anche quando non lo vediamo. Ed è questo il messaggio di speranza che c’è tra le pagine di Ottavia. È quella presenza nell’assenza, quella percezione così strana, particolare, impalpabile. Qualcosa di unico, impossibile da spiegare a parole. 
Non chiedermi mai perché: una bella dose di sofferenza e di realtà, un racconto senza filtri, un’anima messa a nudo. Assolutamente consigliato. 




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