SENTIMI, TEA RANNO. Recensione.


Titolo: Sentimi
Autore: Tea Ranno
Editore: Frassinelli
Pubblicazione: 27 febbraio 2018
Genere: Narrativa
Prezzo: € 9,99 ebook; € 17,50 cartaceo


Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono, devono, raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio al quale sono destinate.
Sono storie quasi sempre dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale, i loro sentimenti, le loro vite vere. Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile della colpa, delle corna. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina, poi ragazza. E per questo le donne del paese faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro. 


Sentimi è la storia di una donna, di una scrittrice, che torna nel suo paese natale, in Sicilia e in una notte suggestiva sente le voci di donne vissute prima di lei bisognose di raccontare la loro storia, quella vera. Un taccuino, una penna e una mano che scivola veloce tra le pagine, con l’intento di riportare in maniera quanto più fedele possibile le loro parole.
Sentimi è la storia di Rosa, che tradì suo marito Rosario con Tano, che diede alla luce la figlia di Tano, spacciandola per figlia di suo marito. È la storia di Adele, la figlia appunto, costretta a passare l’infanzia e l’adolescenza nascosta in un convento per non essere ammazzata da Rosario. Adele è la voce della verità per i suoi capelli rossi come quelli di Tano. È il segno tangibile di quel tradimento.
Ed è dalla storia di Rosa, Rosario, Tano e Adele che nascondono altre storie, altri racconti, altre vite.
Sentimi è anche la storia di Pietra, “Pietra di nome e di fatto”, perché quando sua sorella partorì Adele fu chiaro a tutti che suo marito l’aveva tradita con lei. Ma lei non si piegò, di pietra restò.
Sentimi è la storia di Cettina, l’usuraia che tolse la bottega, unica fonte di sostentamento a Nina e sua zia. Nina era cresciuta tra quelle mura, in quella casupola tenuta come una bomboniera, tra l’odore di pepe e di cannella. Ma poi per salvare sua zia da una brutta malattia e pagare il dottore che la salvò, perse tutto. I ladri entrarono nella bottega e portarono via tutto, lei continuò a firmare le cambiali a Cettina, fino a quando il debito fu troppo grosso.
Sentimi è la storia della baronessa Francalanza che tramite delle lettere anonime ebbe conferma del fatto che suo marito la tradiva. E decise di farle una fattura, alla donna che ogni giorno le portava via il marito. Ma niente, Luisa, la zia di Nina, si salvò.
Sentimi: cento voci, una storia. Sentimi è un racconto antico, che affonda le sue radici in un paese ancora vittima del pregiudizio, del maschilismo, dell’ignoranza che si diffonde a macchia d’olio e non fa sconti a nessuno. È un racconto che vede le donne combattere, battersi, affilare le unghie per la propria dignità, per il rispetto, per essere credute. È una lotta eterna, che esiste da sempre, e che le vede soccombere per mano degli uomini.
Sono donne forti, coraggiose, che tante volte si sono battute non per la propria persona ma per altre donne. Sono donne che non fanno un passo indietro se non costrette, che non hanno paura e che si rimboccano le maniche sempre, anche nelle situazioni peggiori. Donne che cadono cento volte e centouno si rialzano; sempre a testa alta, sempre con i pugni stretti.
Donne a cui è stato puntato il dito contro, donne che portano addosso una colpa, donne sinonimo di sventura, di peccato. Donne che alzano finalmente la voce per farsi sentire, per essere ascoltate, per raccontare la loro storia con la loro voce.
Erano femmine che avevano avuto il coraggio di essere femmine, di rispondere alla natura loro e di soddisfarla, ché alla fine la vita quotidiana questa è: un piatto che qualcuno ti mette davanti e ti dice: ‘Mangia’, e tu mangi. A volte può capitare di trovare un boccone amaro e allora dici: ‘Mi fa schifo’, e non torni più ad appizzare la forchetta nei restanti bocconi, che invece non sono amari.
Donne che confermeranno e smentiranno ciò che di loro si è sempre saputo e detto. Donne che sono qualcosa di più di un pettegolezzo passato di bocca in bocca nelle chiese, nelle botteghe, nelle piazze di paese.
«Tutto può essere, signora», replicò, «tutto. Pure che uno giura d’amarti e poi t’ammazza. Ti pare possibile una cosa così? Uno che dice: ‘Sei la vita mia, sei la gioia mia’ e poi ti strangola, t’accoltella, ti spara?»
Un racconto, quello di Tea Ranno, imbastito con una sensibilità potente, che entra sottopelle e ci rimane, oggi più di ieri. Un racconto del passato più che mai attuale. Una società antica che si rispecchia in quella presente nelle convinzioni, nelle credenze, nel modus operandi.
Tra le pagine c’è l’amore, quello tra una moglie e il marito, tra una donna e un uomo, tra due sorelle, tra due amiche. Un amore che a volte salva, altre volte ammazza. Un amore che condanna, che redime, che assolve. C’è la passione, a volte trattenuta, che incendia i corpi, ieri come oggi. Ci sono uomini e donne nelle loro fattezze reali, che sbagliano, che conservano l’orgoglio a discapito dell’onore e viceversa.
Ci sono storie che si intrecciano in maniera intricata e suggestiva alle altre; intrecci fatti di carne e sangue, di passione e vendetta, di sentimenti veri e soverchianti. C’è una donna che accoglie il dolore, il vissuto, i ricordi. Li accoglie a braccia aperte, come fosse una spugna pronta ad assorbire parola per parola. Come fosse un vaso di Pandora pronto a riempirsi fino traboccare, fino a non poterne più di contenere tante voci.
«Il male, tutto il male – scrivi, signora, ché di questo sono convinta e voglio che si sappia – è opera dell’uomo che si comporta senza criterio. E se qualche volta la Natura tradisce e uccide, lo fa per un senso recondito che per ora, non essendo onniscienti, non possiamo capire, e lo capiremo dopo, quando saremo vento nel vento.»
Voci affilate, voci delicate, voci colpevoli, voci sincere. Voci che si sovrappongono l’una alle altre per paura, ancora, di non avere il tempo di giustificarsi. Voci che bramano di essere ascoltate per la prima volta. Di essere sentite, nell’accezione più profonda del termine.
La delicatezza e la forza si uniscono, stavolta, camminano fianco a fianco, si stringono la mano, e ci accompagnano durante la lettura fino a farci tremare e a scuoterci. Ne viene fuori un ritratto fatto di soprusi, di crudeltà, di sopportazione. Di donne piegate, a volte spezzate. Di donne, però, che conservano ancora la forza di parlare per dire che.
Sentimi è il libro che ogni donna, e soprattutto ogni uomo, dovrebbe leggere. Per non dimenticare, per ricordare.




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