Mi ritrovo a recensire questo romanzo, Parole, caldamente raccomandato da un’amica lettrice, senza parole. L’autrice mi ha lasciato senza parole nonostante ne abbia usate tante nel descrivere questa storia che si è fatta subito parte integrante delle mie giornate librose. Anita Sessa è stata una scoperta autentica, genuina, verace. La sua storia racconta una vita vera, vissuta da personaggi che potrebbero essere i nostri migliori amici e, perché no, anche noi stessi. Un age gap che sa farsi apprezzare nella sua semplice bellezza, nelle sue parole urlate al vento e nei suoi silenzi pieni di emozioni.
Livia è una ragazza di 25 anni che si è spenta dopo la morte della madre. Ha sofferto per le conseguenze del matrimonio dei suoi genitori e per lei credere nell’amore non è affatto semplice. Nemmeno credere in un bel sedere pubblicizzato su un grande cartellone è semplice. E quindi, affrontare apertamente la sua decisione di ribellarsi a uno stereotipo della società la porta a dover rispondere a una frase che si ritrova sotto il suo commento.
Jacopo, l’autore del commento al bel sedere esposto dalla modella ormai soprannominata “rachele”, è un uomo di 39 anni, porta con sé un bagaglio di esperienze più negative che positive e il suo matrimonio è ormai giunto al capolinea da tempo. Per colpa di chi non si sa, ma lui ci crede ancora alla possibilità di poter trovare un’anima gemella. Mai avrebbe pensato che un bel sedere in bella vista sulla città di Pesaro avrebbe dato alla sua vita una piega del tutto inaspettata.
Chi commenta di più vince? No, chi commenta di più pretende la rivincita e per Jacopo e Livia diventa naturale trovarsi faccia a faccia per chiarirsi. Non si conoscono, non hanno intenzione di farlo ma diventa un bisogno farlo. Le parole non bastano più. Gli sguardi non bastano più. Vogliono di più.
Ma Livia è troppo delusa dalla vita per poter concedere un’occasione a un uomo, molto più grande di lei, che sta divorziando, portando così a galla vecchi ricordi di quell’esperienza personale che ha distrutto la sua anima.
Jacopo è troppo innamorato della vita per perdere l’occasione di conoscere questa ragazza i cui occhi esprimono tutta la sua sofferenza e la sua voglia di lasciarsi andare. Ha bisogno di lei, per tornare a respirare.
Sarà difficile entrare in un’anima ferita, scheggiata, divorata dai rimorsi. Ma l’amore quando bussa alla porta non suona mai il campanello, non avvisa mai prima. Bussa, forte, incessante, caparbio. Vuole che la porta venga aperta, che tutto quello che si trova dall’altra parte venga detto, vissuto, cercato e posseduto.
Ma una parola sbagliata, nel momento sbagliato, con la persona giusta, può riaprire quelle ferite che non hanno mai smesso di sanguinare. Quelle ferite che erano state guarite da un sentimento forte al quale non si è mai voluto dare un nome. Quelle ferite che potranno rimarginarsi solo con la consapevolezza che sbagliare è sì umano, e perdonare non sempre è divino. A volte bisogna farlo senza chiedersi il perché.
Mi sembra di essere sull’orlo di un precipizio immenso, di cui non riesco a vedere la fine. E la sua voce continua a sussurrarmi all’orecchio che devo saltare, che devo viverla questa cosa. Ma posso davvero fidarmi di lui? Posso sperare di lanciarmi nel vuoto e di sopravvivere allo schianto finale?
Parole è un romanzo fatto di parole, dove si scherza con le parole, dove si ride e si piange con le parole. Dove le parole assumono il ruolo di protagoniste e dove, quelle stesse parole, sapranno mettere la giusta punteggiatura ai pensieri dei personaggi. Nel poker Parole è indicata come espressione con cui un giocatore, non avendo buone carte o volendo temporeggiare, rinuncia, a favore del giocatore successivo, al proprio diritto di proporre la posta del gioco. E in questo gioco, fatto di parole, Jacopo e Livia sono i protagonisti che hanno bisogno di aprirsi senza dare un senso alle parole. Le parole le usano per conoscersi, per ferirsi, per amarsi. Le parole creano caos e pesano come macigni sui loro cuori. Le parole schiaffeggiano i loro visi arrossati dal piacere che cercano a vicenda. Le parole azzerano le loro certezze sul presente e sul futuro che potrebbero vivere. Le parole li uniscono e li dividono in una danza fatta di carezze, lacrime, perdono e passione. Mi è piaciuto molto come l’autrice ha affrontato la diversità di età, di contesto e di espressione. Un uomo maturo che sa affrontare i dubbi e le perplessità di una ragazza anche se torna bambino più volte di quelle che dovrebbe e una ragazza giovane che si è dovuta sentire donna anche prima di scoprire di esserlo.
Anita Sessa usa un linguaggio semplice, diretto, naturale per raccontare una storia che è alla portata di tutti, uno scenario dei giorni nostri dove ognuno di noi potrà riconoscersi in Livia e in Jacopo. Ha saputo delineare, in un breve tempo descrittivo, dei protagonisti con caratteri ostici e spinosi che hanno saputo sia scontrarsi tra di loro che migliorarsi sotto diversi aspetti. Ha lasciato parlare i protagonisti attraverso ogni loro senso quando le parole non bastavano più. Tempi ben gestiti, senza troppe pause, perché, da lettrice, io ho sentito il bisogno di divorare queste parole, di farle mie, di immaginarle e di invidiarle.
Anita Sessa ci apre una finestra di dialogo importante, due vite che si improvvisano urgenza, bisogno ed esigenza. Quando la testa si riempie di parole che si affollano e si accavallano non resta che lasciarle andare, osare, provare e sperimentare. Ognuno di noi ha un vocabolario di parole, che ogni giorno vengono aggiunte e tolte. L’importante è usarle per trovare la felicità.
Una storia che si prende tutto o niente, due vite che non sanno dove andare ma che vogliono farlo insieme, un linguaggio, quello dell’amore che non porta dettami ma solo sentimenti bisognosi di sfociare. Parole, che lasciano il segno, un ricordo indelebile e una morale che non inganna.
Buona lettura,
Eleonora
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