Autore: Federica D'Ascani
Editore: Triskell Edizioni
Pubblicazione: 20 maggio 2019
Genere: Contemporary romance
Prezzo: € 3,74 ebook; € 14,90 cartaceo
Quando Teresa partorisce e sente per la prima volta il pianto di suo figlio pensa che non possa esserci gioia più grande di quella che sta vivendo: Libero, suo marito, è in una stanza a pochi passi e Paolo, il suo piccolo appena nato, a un soffio.
Ma il tempo passa e nessuno, in sala, la degna di uno sguardo. C'è qualcosa che non va. E poi la sentenza: suo figlio è morto, suo figlio è deforme, suo figlio non merita neanche di essere visto.
La vita di Teresa diventa il fulcro dell'Inferno in una manciata di secondi, e tutta l'allegria provata fino a quel momento scema per lasciare posto a un vuoto incolmabile.
Ma Teresa non sa la verità: Paolo è vivo, Paolo è in buona salute, Paolo ha la sindrome di Down ed è stato appena mandato in manicomio.
C'è stato un tempo in cui nascere diversi era un modo come un altro per non esistere, un tempo in cui bambini e adulti, se pazzi o anormali, venivano semplicemente dimenticati.
E se per Paolo le cose andassero in maniera diversa?
Un libro crudo, una realtà per molti sconosciuta, una verità scomoda e una menzogna ben orchestrata. Un tuffo in un passato non troppo lontano ma ancora difficile da accettare. Una lettura che va affrontata con calma, concentrati e sempre attenti a ciò che accade, a ciò che i nostri occhi leggeranno per farci entrare così in profondità da assaporare anche il più piccolo particolare.
Veniamo alla storia. Corre l’anno 1946 e la guerra è da poco finita. Teresa e Libero sono in attesa della nascita del loro primo figlio. Emozionati da questo evento si ritrovano ben presto catapultati in un orrore: Teresa, dopo ore di travaglio, riesce appena a sentire il gemito del suo bambino prima che le venga portato via da un’infermiera senza nemmeno averlo visto. Le urla del marito la gettano nello sconforto più totale: dov’è il mio bambino? Perché non posso vederlo? Perché mio marito sta urlando? La mente di Teresa è preda del panico, il suo corpo inerme sul lettino, viene lasciata sola a se stessa senza sapere cosa sia accaduto. Le diranno che il suo bambino è morto perché è nato malformato. La colpa è solo sua. Non ha trasmesso abbastanza amore al feto e la natura l’ha punita. Nessun medico che si prenda cura di lei, nessuna infermiera che le stia accanto, suo marito che si è perso.
…per ogni madre il proprio figlio segna l’anno zero, e una volta venuto alla luce rappresenta il sole stesso che ne scalda le membra.
Inizia l’oblio, una caduta verso l’incredulità di ciò che è accaduto, un dolore profondo che non riesce a superare, il senso di colpa per aver ucciso il suo bambino.
Libero torna in camera da Teresa per cercare di consolarla, anche se nella sua anima nasconde un atroce segreto: Paolo, il loro bambino non è morto. È nato con la sindrome di Down e pertanto ritenuto un mostro da non mostrare al mondo. Accetta di farlo portare in un manicomio, il luogo dove ogni creatura ritenuta non degna di vivere alla luce del sole, veniva deportata. La freddezza e la disumanità dei medici che in quegli anni permettevano di sottolineare la diversità tra gli esseri umani, i più deboli a discapito del sistema, nessuno che si preoccupava del bene del paziente ma solo degli interessi economici e sociali...
A volte anche le stelle brillano per queste anime dimenticate. Il destino farà incontrare Mara, psichiatra in forza al manicomio e Sara, infermiera dell’ospedale che aveva assistito Teresa durante il parto.
Non capitava tutti i giorni di poter osservare la crescita di una creatura interessante come quella. Solitamente i mongoloidi arrivavano già grandi in manicomio, negando al medico la possibilità di vedere gli effetti del ritardo mentale sin dall’inizio. Ora ne aveva la possibilità, invece, e nonostante fossero già trascorsi quasi tre mesi dall’arrivo del piccolo, l’occasione era talmente ghiotta da non dover essere affranti per il tempo perso.
Il loro aiuto cercherà di salvare Paolo, di amarlo come un bambino merita di essere amato, proteggendolo dalle ingiustizie che il sistema governativo imponeva, in un luogo come il manicomio, dove i diritti dei più deboli e dei disabili non erano considerati, dove l’amore e l’affetto non facevano parte delle persone che ci lavoravano. Dove gli esperimenti sui pazienti non scalfivano nemmeno l’anima più dura e dove la compassione non era contemplata nemmeno con i più piccoli.
Ma il tempo, si sa, è beffardo. Un destino impervio quello di Paolo, Teresa e Libero che rischiano di vedere le loro vite messe ancora una volta nelle mani delle persone sbagliate.
È tempo di affrontare scelte difficili, di affidarsi alle persone oneste. Solo infrangendo le regole si potrà riparare alle ingiustizie subite.
Quanto sarà disposta a sacrificare della sua vita Mara? Per amare Paolo, per continuare a farlo vivere, per proteggerlo e salvarlo?
Menzogne, disperazione, amore, crudeltà, segreti, silenzi imposti e dolorosi, scelte difficili e futuri incerti catapulteranno il lettore in questo romanzo ricco di colpi di scena, caratterizzato da personaggi forti e ben costruiti. Ogni particolare è ben descritto, ogni tema ben esposto e affrontato con studio e serietà. La fragilità emotiva dei protagonisti viene trasmessa in modo magistrale tanto che il lettore prova in prima persona quello che legge.
La diversità è un argomento ancora ostico oggi, anche se non esistono più i manicomi, e la ritroviamo nel quotidiano. La mentalità di alcune persone è rimasta ferma a quegli anni, non accetta ancora che ogni essere umano è uguale all’altro anche se diverso esteticamente.
Ringrazio Federica D'Ascani per avermi trasmesso tanta emotività senza condizionare le mie interpretazioni con le scelte dei personaggi. I sentimenti che ho provato sono stati liberi, spontanei e sinceri. Avevo gli occhi lucidi per gran parte della lettura non per il senso di pietà che potevo provare verso quel bambino nato e non amato, ma per il senso materno che ho sentito fin dall’inizio. Non si può non amare chi è diverso. L’amore non ha colori, sapori, profumi. L’amore è amore. Incondizionato, unico, eterno.
Cattiveria e amore si alterneranno per far capire al lettore che non tutti siamo uguali. Si può essere cattivi per tante ragioni ma si può amare in modi diversi: l’amore di una mamma verso il proprio figlio, l’amore di una donna verso il proprio uomo, l’amore di un amico verso l’altro.
L’autrice usa un lessico complesso e descrittivo, si serve di un linguaggio potente capace di tenere il lettore con gli occhi incollati alle pagine. Capitolo dopo capitolo ci si addentra nella storia con passione e curiosità, senza mai perdere di vista il tema narrato.
Quella de Il bambino che non poteva amare è una storia toccante, che spezza l’anima, che nonostante la tragicità degli eventi strappa amore e speranza. Si può essere poveri nella vita ma mai senza amore.
Non nascondo che ho fatto un po' di fatica a leggerlo per la narrazione in terza persona e anche perché mi ha fatto mettere in discussione più di una volta, ma assolutamente non perché non ne fossi attratta. Più volte ho dovuto chiudere il Kindle e gli occhi per cercare di analizzare quello che avevo letto. Dovevo crederci? Potevo crederci?
Credo che il mettersi in discussione durante la lettura di un libro di questo calibro possa avere un solo significato: l’autrice è riuscita nel suo intento.
Quindi grazie a Federica D’Ascani per avermi fatto provare questa miriade di sentimenti ed emozioni.
Eleonora




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