STRINGIMI PIANO, IRENE FARANDA. Review party.



Buon pomeriggio, lettrici. Oggi il blog ospita il review party organizzato per l'uscita di Stringimi piano di Irene Faranda. 


Titolo: Stringimi piano
Autore: Irene Faranda 
Editore: DeA
Pubblicazione: 25 settembre 2018
Genere: Narrativa
Prezzo: € 7,99 ebook

La bellezza e la felicità sono fragili come il cristallo.

Anche Arianna lo è: indebolite da una rara malattia, le sue ossa rischiano di rompersi al più piccolo urto. Per lei ogni cosa rappresenta una potenziale minaccia. Un colpo di tosse troppo forte, il piatto scivoloso della doccia, la stretta di un abbraccio. Durante l’ultimo anno di liceo, un incidente d’auto la costringe a un lento recupero presso una clinica privata. È qui che incontra Leon, giocatore di basket reduce da un trauma al ginocchio, con una storia difficile alle spalle e il sogno di diventare campione all’orizzonte. Diversi nel fisico e nel carattere, ma decisi a vincere insieme la monotonia del ricovero, scopriranno un legame che sa di amicizia. Forse di amore. E quando, tra le pagine di un libro, Arianna trova un vecchio quaderno della madre, un passato ignoto e tumultuoso si spalanca sotto i suoi occhi, insegnandole che paure e debolezze appartengono a tutti. Tanto quanto il coraggio di superarle. Con una scrittura di rara essenzialità e nitidezza, Irene Faranda racconta una storia che dice molto sulla vulnerabilità fisica e su quella dei sentimenti, e sembra indicarci che la vera forza è imparare a trattare con delicatezza la fragilità altrui.



La vita di Arianna è cambiata totalmente quando ha preso coscienza di essere malata. Osteogenesi imperfetta è il nome del mostro che convive in lei e che l’accompagnerà per tutto il resto della sua esistenza. Un mostro che la divora dall’interno e che la rende fragile come il cristallo, inavvicinabile come un oggetto raro che si può guardare solo da lontano ma non toccare. Intervento dopo intervento, Arianna non riesce a stare neanche seduta né a camminare. È a letto, in attesa che gli innesti dell’ultimo intervento subito si calcifichino. Quello che conta, però, è che si muova il più possibile, perché più sta ferma e più le sue ossa si indeboliscono. 
Leon è ricoverato come lei, ma per un problema completamente diverso. La sua non è una malattia, niente di irreversibile, niente che lo costringerà per sempre a vivere una vita da invalido. 
Villa Bellalba li vede ogni giorno svegliarsi, fare il diavolo a quattro per rimettersi in sesto e riprendersi la loro vita e poi avvicinarsi. Lentamente. 
Dopo il primo incontro, avvenuto per caso, nei corridoi della Villa, inizieranno a chiacchierare e scopriranno un’affinità insospettabile. 
Riuscirà Arianna a riprendersi e ad accettare il suo ineluttabile destino? Si rimetterà in piedi e riuscirà a vivere come tutte le ragazze della sua età, nonostante la malattia?
Stringimi piano è il racconto di un pezzo di vita di Arianna. Uno dei pezzi forse più duri, difficili e dolorosi. Un pezzo di vita raccontato al tempo stesso con delicatezza e spietatezza, senza nessun intento da parte dell’autrice di indorare la pillola o mostrare le cose più semplici di quelle che sono. È un racconto vivo, vero, pulsante. È sofferenza, perché vivere con il peso di una malattia come quella di Arianna sulle spalle è veramente difficile. 
Non sa cosa significhi fare sport, uscire e divertirsi come tutte le sue coetanee, avere degli amici, essere abbracciata, essere baciata. Tutti la trattano come se fosse in una campana di vetro, perché è fragile e può rompersi in qualunque momento. 
Ad Arianna manca vivere, respirare, godere di ogni attimo delle sue giornate. Perché tutto è troppo instabile, momentaneo. Perché ogni cosa bella, ogni emozione, sembra sfuggirle dalle dita. 
Ci prova ad afferrarla, a tutti i costi, ma le sfugge. 
L’incontro con Leon è un po’ lo specchio della sua reazione alla malattia e al ricovero a seguito dell’intervento. È rabbia, accettazione, rifiuto, crollo. È tante cose, tutte insieme. Perché non è facile. 
Punta di diamante del romanzo è la storia nella storia: Arianna ritrova un diario scritto da sua madre quando la portava in grembo. Rivive, attraverso le sue parole, crude e rivelatrici, il primo incontro tra i suoi genitori, l’innamoramento, la scoperta della gravidanza, la nascita. Scopre cose che non sapeva, che neanche poteva sospettare. Cose che le fanno ancora più male e contribuiscono a buttarla giù.
Ho apprezzato tanto questa scelta dell’autrice perché le parole della mamma sono profonde e riescono a creare una linea diretta che arriva al cuore del lettore. 
Mi sono innamorata di questo romanzo alla prima lettura della trama e le aspettative erano altissime. Devo confessarvi che in parte sono rimasta delusa, per diversi motivi. Mi aspettavo una storia più toccante, più emozionante e straziante. Mi aspettavo maggiore emotività, invece il plot segue una linea stabilita piuttosto piatta. Il racconto di Arianna e delle sue giornate nel letto della clinica è privo di vita, ecco perché le pagine di diario scritte dalla mamma mi sono piaciute così tanto. Hanno portato un po’ di movimento e intensità nel romanzo. Niente di troppo eclatante, niente che potesse confermare il colpo di fulmine scoccato dopo la lettura della trama. 
Con Arianna non sono riuscita a creare un legame: non c’è stata empatia. Stessa cosa con Leon, che resta un personaggio marginale di cui la protagonista si serve per conoscere meglio se stessa e per confrontarsi con il mondo circostante. Un modo per uscire dal baratro del suo dolore e iniziare finalmente a vedere la luce. 
«Sei più forte di quanto pensi» dice lui in tono d’accusa. «Non quanto vorrei» è la mia debole risposta. 
Non aspettatevi la classica storia d’amore che nasce dalla sofferenza, perché potreste rimanere deluse. Come vi dicevo, Leon è una comparsa e nient’altro nella vita di Arianna. Stringimi piano non racconta la nascita di un amore, racconta piuttosto la malattia e cosa significhi convivere con una malattia come quella di Arianna. 
«Non siamo uguali. Non lo saremo mai.» «E quindi? Che male c’è, se siamo diversi?» «Ma sono io, quella sbagliata.» «Perché hai il corpo di vetro? Perché sei malata? Perché…» «Perché ho voglia di stringerti, Leon! E invece posso a malapena sfiorarti!»
Probabilmente la scelta di Irene Faranda di raccontare soltanto il periodo di ricovero non ha giovato alla storia. Se avesse allargato gli orizzonti, raccontandoci qualcosa di più sulla vita della protagonista, sarebbe riuscita a farmi legare e affezionare a lei e sarebbe venuta fuori una storia meno schematica. 
Stringimi piano: un romanzo sulla fragilità umana, sul dolore, sull’accettazione dei propri limiti e delle proprie capacità. 



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