Autore: Silvio Muccino
Editore: La nave di Teseo
Pubblicazione: 8 marzo 2018
Genere: Narrativa
Prezzo: € 9,99 ebook; € 17,00 cartaceo
Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia. Dalla sua casa ad Amsterdam guarda una vecchia foto che lo ritrae adolescente insieme ai quattro amici che allora rappresentavano tutto il suo mondo. Gli stessi che ha abbandonato da un giorno all'altro senza una spiegazione, quindici anni prima. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo erano indissolubili, fragili e bellissimi, esseri unici e uniti come alieni precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano, non sapevano conformarsi. Poi, qualcosa si è rotto. Ora Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita, ma, prima di chiudere i conti con quel passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la verità. Una verità che nel corso di quegli anni lo ha portato ad un punto di non ritorno oltre il quale, di Alex, non resterà più nulla. Per Eva, Alex è stato il grande amore, per Rodolfo il rivale-amico che aveva rubato il cuore della ragazza di cui era innamorato, per Melzi un dio messo su un piedistallo, per Torquemada un enigma da risolvere. Nessuno è mai riuscito a superare il dolore di quell'abbandono che ha alterato il corso delle loro vite. È per questo che, nonostante tutto, decidono di accettare l'invito di Alex a trascorrere tre giorni nella sua casa in campagna - meta e rifugio di tanti momenti passati insieme. Ma quando vi arriveranno, la rivelazione che li attende sarà infinitamente più scioccante di quanto avessero mai potuto immaginare. Sarà solo l'inizio di un weekend fatto di verità e confessioni, pianti e risate. Al loro risveglio, il lunedì mattina, nulla sarà più lo stesso.
Alex, Eva, Melzi, Torquemada e Rodolfo si sono lasciati alle spalle i ricordi di gioventù e il pezzo di vita percorso insieme. Le loro strade si sono separate, come spesso avviene. Scelte diverse, lavori differenti.
Eva sta con Rodolfo adesso. Il loro rapporto è infelice, però. Non c’è amore, né da una parte né dall’altra, nonostante per gran parte del romanzo vi sembrerà di scorgere un sentimento da parte di Rodolfo. Sono passati tanti anni ma Eva pensa e ripensa ancora al suo primo e unico amore, Alex. Dopo di lui non è stata capace di amare nessun altro uomo e quello con Rodolfo è un rapporto strano. Lui la umilia, le infligge dolore, e a lei sta bene così. È un modo come un altro di sentire.
Rodolfo continua a essere geloso di Alex, dentro di sé sa che la sua donna passa le notti nel suo letto ma continua a pensare che le mani che la toccano sono quelle di un altro. Alex è irraggiungibile, inimitabile. Alex è l’uomo che Rodolfo vorrebbe essere, una sorta di ossessione, di obiettivo a cui mirare, di traguardo da raggiungere.
Torquemada ha scritto un libro che ha avuto un discreto successo, ma da allora sono passati dieci anni e la sua vita sembra essere in stand-by. Vive ancora con sua madre, non ha una donna né intenzione di farsi una famiglia. È rimasto il ragazzo di un tempo, nulla sembra essere cambiato. Ma a quest’età, quando si dipende ancora dai genitori, diventare lo zimbello della compagnia è facile.
Melzi sembra essere il più realizzato e soddisfatto della compagnia. Almeno in apparenza. Ha una moglie, Samantha, e due gemelle. Lavora con suo suocero e tutto nella sua vita sembra procedere a gonfie vele. Se non fosse che sua moglie è peggio di un generale e lo tratta come una pezza da piedi. Ciò che Samantha ordina, Melzi fa. Senza mai obiettare. Ha perso la sua autonomia, la sua libertà di espressione, i suoi sogni. È un burattino nelle mani della donna che credeva lo avrebbe reso felice.
Alex è il narratore principale della storia. Quello che sembra più insoddisfatto della piega che ha preso la sua vita. L’intera vicenda parte da lui: vuole rincontrare i suoi amici di un tempo, vuole che il cerchio si chiuda una volta per tutte. Gli anni passati a pensarsi e ricordarsi da lontano non gli sono mai bastati. Così decide di dare una svolta e rintracciarli tutti per poi fissare un appuntamento. Il primo pensiero dei suoi amici sarà che Alex, come nel suo stile, vuole mettersi al centro dell’attenzione. Ciò che invece ha da confessare è più grande di quello che immaginano.
E adesso, guardando questa tavolata di persone dagli occhi nuovamente vivi, solo per lui, mi rendo conto che lo ha fatto di nuovo, il suo gioco di prestigio del cazzo, il suo miracolo, la sua magia. Ci ha rimessi insieme. Come tanti pezzi di un unico cuore smembrato e mai più ricucito dal giorno della sua partenza.
Quando eravamo eroi è la storia di cinque eroi, cinque ragazzi, cinque uomini che si ritrovano dopo anni passati lontani. È un salto nel passato, nei ricordi, nelle foto di un tempo. È ritrovarsi e rincontrarsi così diversi da ciò che si era quanto simili. Perché possiamo fare immensi giri, ma non ci allontaniamo mai troppo da ciò che siamo veramente.
Il primo sentimento che proveranno tutti, o quasi, nel rivedersi sarà ostilità. Quasi come se quell’incontro fosse un ritornare a tempi infelici, inconcludenti, quando tutti erano ancora dei perdenti senza futuro e senza obiettivi. Poi le cose prenderanno una piega diversa. Una battuta, una foto, un racconto e tutti capiranno di essere sempre gli stessi: con meno sogni, meno illusioni, meno aspettative ma sempre gli stessi.
E in quel momento, lo ammetto, pensai che fossero davvero degli alieni. Alieni capaci di cose che non avevo mai visto fare a nessun altro. Alieni che avrebbero potuto tutto nella vita. Meravigliosi Alieni, che splendevano al confronto con una società di zombi. Loro non erano comparse come gli altri. Loro erano protagonisti.
Tra le pagine ci sono amarezza, delusione, malinconia. C’è il dolore di chi si accorge, d’improvviso, di aver smarrito se stesso nell’intento di rendere felici gli altri. C’è il dolore di chi apre gli occhi e capisce di aver passato anni a rincorrere chimere effimere e insensate. C’è il rammarico, così come il senso di colpa.
È cambiato il nostro modo di parlare del tempo: prima non esisteva né passato né futuro, c’era solo un enorme sconfinato presente, ora invece c’è un passato che getta ombra su un presente inesistente e un futuro buio ma colmo di aspettative. Ed è cambiato il peso della nostra anima. Sembra che per tutti si sia fatta più grave, quasi che, conformandosi alle esigenze del mondo, si sia appiattita al pavimento anziché volare.
C’è lo scoprirsi tutti delusi, tristi, persi. Per poi ritrovarsi, insieme, e ripartire. A rincorrere i propri sogni, quelli giovanili, quelli in cui si credeva un tempo e poi si sono lasciati alle spalle.
Sono emozioni coinvolgenti, che Silvio Muccino riesce a mettere su carta in maniera prepotente e cruda. Ogni personaggio, a suo modo, ha un’identità ben definita. Il racconto in prima persona si alterna a quello in terza. Il protagonista assoluto è Alex, ma cede spesso la scena agli altri regalandoci una visione a 360° di Eva, Rodolfo, Torquemada e Melzi.
A fine lettura mi sono accorta che forse, paradossalmente, quello che sono riuscita a inquadrare e capire meno è stato proprio Alex. Con gli altri personaggi c’è stata una sintonia, una chiave di lettura che mi ha permesso di comprendere i loro stati d’animo sin da subito. Alex si è svelato poco alla volta; è un personaggio certamente molto complesso, molto più degli altri, di non facile comprensione.
Il punto di vista dell’autore, assolutamente disincantato, che emerge nel racconto mi ha fatto male quasi quanto mi è piaciuto. Il colpo di scena, che doveva essere il punto focale del romanzo, mi ha delusa, lo ammetto, ma il fascino dei personaggi è riuscito a mettere una pezza e a sopperire.
Un libro maturo, consapevole, amaro. Uno specchio in cui rivedersi o immaginarsi, per acquisire maggiore consapevolezza, per salvarsi, per rimettersi in sesto prima che sia troppo tardi, per inseguire i propri sogni senza paure e senza voler necessariamente accontentare gli altri.
Perché, crescendo, certe cose le dimentichiamo. Le lasciamo nel cassetto, chiuse a doppia mandata, nel nostro passato. Voltiamo pagina, diventiamo adulti e la vita ci fagocita. Ritmi veloci, estenuanti, che ci sfiniscono giorno dopo giorno, anno dopo anno. Perdiamo di vista quello che conta veramente, quello che siamo. Questa lettura è un promemoria, ed è per questo che lo consiglio a tutti. Leggetelo, anche se siete amanti del romance e non vi piace distaccarvi dal vostro genere del cuore. Vi farà vedere le cose in una prospettiva nuova.



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